Grandi responsabilità

Da grandi poteri, si sa, derivano grandi responsabilità. Non basta avere una macchina potente se poi non si mette a punto il motore. Anzi, proprio quando aumentano i cavalli che il timoniere dev'essere bravo a mantenere dritta la rotta; qui si parrà la sua nobilitate.

Storie, obbiettivi e squadre sono diversi tra Massimiliano Allegri e Vincenzo Montella, ma entrambi condividono grandi responsabilità, per la stagione che verrà, nei confronti di tifosi e società. Cosa si può chiedere di più a un allenatore che ha vinto 3 scudetti di fila e ha portato la Juve a giocarsi due finali di Champions in tre anni, dandole una consapevolezza della propria forza a livello europeo così forte? Ovviamente proprio quella coppa dalle grandi orecchie, troppe volte sfuggita all'ultimo atto al club torinese. Dopo Cardiff la dirigenza poteva dare il benservito ad Allegri e, con tanti ringraziamenti, separare le strade. Invece la coppia Marotta-Paratici ha deciso di insistere sul tecnico livornese che ha così ben fatto nell'ultimo triennio dandogli ancor più responsabilità. E costruendo una squadra compatta, unita sotto l'egida del suo allenatore.
Il doppio movimento di mercato, Bonucci in uscita, De Sciglio in entrata, al di là delle valutazioni tecniche(che comunque devono trovare riscontro sul campo) fa ben capire la volontà di modellare il gruppo sulle esigenze di Allegri. Non sta a noi ipotizzare ciò che è successo nell'intervallo della finale di Champions: per stessa ammissione dei protagonisti, non risalgono là gli scontri che hanno portato alla separazione. Era evidente da tempo(la tribuna sullo sgabello con il Porto) che tra Bonucci e Allegri non ci fosse grande feeling. Ecco spiegata la sua cessione: pur dolorosa, è stata fatta per accontentare l'allenatore. E quindi De Sciglio: uno dei terzini italiani più interessanti che però si è perso nel clima pesante di San Siro degli ultimi anni. Una scommessa voluta fortemente dallo stesso mister del quale l'ex terzino rossonero è uno dei pupilli. Ora la palla passa al tecnico che non dovrà far pentire dirigenza e tifosi della grande fiducia riposta. Discorso diverso per Vincenzo Montella: la prima stagione al Milan è stata in chiaroscuro. La squadra non era all'altezza evidentemente né del blasone del diavolo, né delle aspettative dell'ambiente che però, pur rimasto scottato dall'ennesima stagione incolore, ha capito e sostenuto il proprio allenatore nel suo lavoro. Un lavoro che ha portato un gioco ben definito, come non si vedeva da un po' di tempo, e diversi buone scoperte da risorse interne(dal Suso ritrovato dopo i balbetii delle annate passate, a Locatelli già capace di gol importanti). Quindi il cambio di passo della nuova dirigenza. Non staremo a soffermarci sull'ottimo operato del duo Fassone-Mirabelli, coppia più in dell'estate, ancor più di quelle dello spettacolo.
Ora, anche in questo caso, tocca a Montella assemblare tutti questi giocatori nuovi in un'organismo coerente e strutturato. Il tecnico campano è già al lavoro per riuscirci. Sul suo taccuino ci sono nomi e schemi diversi, tutti possibili. Questa stagione, però, sarà la sua prima grande prova da allenatore che deve necessariamente portare a casa risultati importanti. Non si può fallire. Come dicevamo, grandi responsabilità.