L'Inter di Spalletti non è come quella di Mancini

Dopo la vittoria contro il Chievo e in attesa dello scontro diretto contro la Juve, si gode il primato solitario l'Inter; un primato che mancava da circa due anni, dalla stagione 2015/16, da quando sulla panchina nerazzurra sedeva Roberto Mancini.

E infatti più volte in questa prima parte dell'anno l'attuale squadra allenata da Luciano Spalletti è stata accostata a quella del tecnico iesino. Un confronto che ha messo in luce i paralleli che ci sono, innegabili, ma che spesso non reso le differenze, ancor più evidenti. Tre i punti in comune sostanzialmente: la posizione in classifica, la presenza di alcuni giocatori e la tenuta difensiva. L'Inter 2015/16 arrivò a 36 punti, e in testa alla classifica, alla fine dell'anno solare, mentre questa è prima con 39 punti; in rosa, ora come due anni fa, ci sono i vari Icardi, Miranda, Handanovic e D'Ambrosio solo per citarne alcuni; infine l'una e l'altra squadra possono essere accomunate da una difesa che subisce pochi gol.
Detto ciò altri punti possono opporsi per far capire il mutamento rispetto a due anni fa. Spalletti ha preso in mano una squadra non rivoluzionata dal mercato estivo, ma già formata nella sua spina dorsale. Quest'estate, infatti, l'Inter non ha condotto un mercato faraonico, ma molto mirato. Se alla corte di Mancini arrivarono Kondogbia, Jovetic, Ljajic, Murillo, Felipe Melo, Alex Telles, Perisic e Miranda, a quella di Spalletti sono giunti solamente Borja Valero, Skriniar, Vecino e Karamoh(oltre ai, finora oggetti misteriosi, Dalbert e Cancelo). La sostanziale continuità degli attori ha certo giovato; una continuità che ha fatto rima anche con la maggior qualità degli interpreti. In difesa Skriniar è una sorpresa e si sta imponendo come uno dei migliori centrali del campionato(coronato, finora, anche da 3 gol)e a centrocampo Vecino e Borja Valero si preoccupano di cucire gioco e di coprire gli spazi; infine non è da sottovalutare la crescita di calciatori come Perisic che il primo anno in Italia ha dovuto scontare alcuni mesi di adattamento prima di trasformarsi nell'esterno devastante che si può ammirare ora. Ma il lavoro di Spalletti è da apprezzare anche dal punto di vista del gioco.
L'Inter di Mancini vinse ben 8 partite per 1-0 prima di Natale, tirando meno in porta(8,9 tiri a partita circa contro gli attuali 12,8) e facendo molti meno passaggi di ora(488 a 538); anche il dato sui dribbling è significativo: si è passati dai 19,6 tentati a gara ai 12,6(mentre la percentuale di riuscita è salita dal 59% al 63%) segno che la squadra ora preferisce trovare spazi attraverso un gioco manovrato rispetto all'azione personale. E infatti due anni fa giocatori come Ljajic o Jovetic erano soliti ricorrere al dribbling(a volte anche testardamente) nel tentativo di creare situazioni pericolose.
Gli automatismi dell'Inter attuale sono molto più consolidati con l'arrivo di Borja Valero che riesce a unire centrocampo e attacco con i suoi movimenti, sempre lucidi, tra le linee, mentre sulle corsie esterne l'apporto di un D'Ambrosio finalmente in fiducia e di un Nagatomo ritrovato hanno dato un contributo importante. Non ultimo il rendimento di Icardi che è già a 16 reti in campionato: quanti in tutto il torneo 2015/16. I singoli hanno dunque migliorato i gioco, e viceversa. E i nerazzurri riescono a stare in testa alla classifica, con merito,
In conclusione: l'Inter di quest'anno, rispetto a due anni fa è superiore per gioco, uomini e conduzione in panchina. Il campionato è però lungo e ancora pieno di ostacoli e i nerazzurri dovranno essere bravi a non sfaldarsi quando arriveranno i momenti difficili che, per propri meriti, ancora non ci sono stati.