La giusta posizione

Mario Mandzukic è uno degli attaccanti di alto livello più atipici del panorama europeo. Con un fisico da corazziere, e un gran colpo di testa ha qualità che lo fanno rientrare nella categoria del classico centrvanti di peso, ma il croato ha dalla sua anche una buona tecnica e soprattutto un'invidiabile resistenza e predisposizione al sacrificio per la squadra.

Felix Magath, suo ex allenatore al Wolfsburg disse che: "Potrebbe giocare due partite consecutive senza fermarsi nemmeno per un minuto". Non è infatti un caso che nella sua carriera Mandzukic abbia ricoperto diversi ruoli in attacco e non solo quello del numero 9. La sua avventura alla Juve è esemplificativa in quanto negli oltre 2 anni di esperienza bianconera ha offerto svariate soluzioni a Massimiliano Allegri. Il primo anno è stato sempre schierato al centro dell'attacco nel 3-5-2 in coppia con Dybala o Morata(o più raramente Zaza): due spalle diverse tra loro ma che in linea generale gli lasciavano il suo spazio come bomber di riferimento nei 16 metri. I numeri della stagione parlano chiaro con 10 gol, tutti dentro l'area di rigore.
L'arrivo di Higuain ha ovviamente cambiato queste prospettive: il Pipita è un attaccante che non vuole interferenze o limitazioni negli spazi da attaccare. La convivenza tra i due, nei primi mesi di esperimenti(tra cui un non troppo fortunato 4-3-1-2 con Pjanic trequartista) a causa anche dell'infortunio di Dybala, non sono stati incoraggianti e così Allegri ha dovuto pensare a qualche alternativa per non sprecare tutto il potenziale offensivo. La svolta tattica è arrivata nella sfida contro la Lazio nella quale contemporaneamente sono stati schierati Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain in un 4-2-3-1 in cui il croato faceva a tutti gli effetti l'esterno sinistro. Questa è stata la posizione che ha mantenuto sino a fine anno e che lo ha elevato a protagonista della stagione bianconera. Se il suo score ne ha risentito(solo due gol in campionato e altrettanti in Champions), ne ha tratto incredibile giovamento la squadra. Mandzukic ha infatti dato prova di grande abilità tattiche ricoprendo in difesa con grande abnegazione il ruolo a lui assegnato. In fase offensiva, invece, gli effetti positivi sono stati molteplici. In primis ha fornito sull'out sinistro una soluzione per risalire il campo grazie alla sua superiorità nel gioco aereo contro quasi tutti i terzini avversari(secondo statistiche de "L'Ultimo Uomo" ha vinto 3 duelli di testa a gara). La sua lettura di gioco ha inoltre permesso la creazione di un binario mancino con Alex Sandro incredibilmente affiatato e letale in molte occasioni.
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E in ultimo ha concesso una maggiore presenza in area di rigore con le sue chiusure puntuali sul secondo palo che hanno fruttato diversi gol tra la scorsa stagione e questa(come contro il Monaco o il Cagliari quest'anno).

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Nonostante il suo grande spirito di sacrificio, però, Mandzukic rimane un grande attaccante centrale. Ed è per questo che in questa stagione in alcune occasioni non ha dato il solito contributo. In una Juve, come quella della scorsa primavera, dove tutto funzionava alla perfezione, anche lui poteva rendere al meglio, pur in un'area sulla carta periferica. Con l'appannamento di Alex Sandro e in generale calo fisico(ma parallelo a quello della scorsa annata in autunno) anche Mandzukic è stato a volte indolente nei rientri difensivi e meno incisivo in avanti. Dove schierarlo quindi in questo contesto?
Mario Mandzukic offre diverse alternative ad Allegri che il tecnico livornese ha dimostrato di saper sfruttare. Il suo utilizzo sull'esterno sinistro non dev'essere né accantonato né reso l'unico possibile. Devono invece cambiare schema e uomini a seconda di partita e avversario. A volte Douglas Costa può essere più adatto, come contro la Sampdoria, partita in cui il brasiliano avrebbe potuto far valere la sua abilità negli 1 contro 1. Altre volte invece un centravanti di peso, ma atipico come Mandzukic, sulla fascia può dare tutti i vantaggi sopra descritti.