A che punto è la Fiorentina di Pioli

Con una barba già folta, ma che si sarebbe notevolmente allungata, a inizio giugno Stefano Pioli si presentava a Firenze nel bel mezzo di una sollevazione popolare, promettendo impegno e duro lavoro. Dietro alle solite parole di circostanza però si celava un compito non indifferente: riportare i tifosi ad amare la Fiorentina; ossia riportare la Fiorentina a fare buoni risultati.
La piazza, già delusa e insofferente per una stagione scialba e anonima, scandita più che dalle vittorie, dagli attriti di Paulo Sousa con l'ambiente, stava incassando in serie gli addii di alcuni simboli dell'ultimo periodo viola e anche il disimpegno della proprietà. Se i Della Valle volevano lasciare, infatti, così si apprestavano a fare anche Gonzalo Rodriguez, Borja Valero, Bernardeschi, Vecino e Kalinic: tutti per ragioni diverse, ma in fondo alla ricerca di una squadra più importante dove essere al centro di un progetto serio e magari poter rimpinguare le proprie bacheche. Il lavoro quindi del tecnico ex Inter era arduo. Bisognava innanzitutto ricostituire la squadra attorno ad altri leader, ad altri giocatori che potessero prendere l'eredità tecnica e mentale dei loro predecessori.
La fascia di capitano è andata così sul braccio di Davide Astori, mentre il ruolo di nuovo idolo dei tifosi viene ricoperto da Federico Chiesa, figlio d'arte, giovane, spettinato, di gran classe. Si compone poi il resto della squadra: arriva un altro figlio d'arte, Giovanni Simeone, e diversi giovani talenti molto interessanti quali Victor Hugo, Gil Dias, Eysseric,Vertout e Benassi. L'inizio non è dei più confortanti: la sconfitta pesante subita a San Siro per mano dell'Inter e quella interna contro la Sampdoria fanno mugugnare più di qualche tifoso che non riesce a vedere oltre un netto ridimensionamento. Ma la prima sosta per le nazionali è foriera di positivi cambiamenti. Al ritorno in campo la viola ottiene in serie due vittorie contro Verona e Bologna(per 0-5 e 2-1). Poi lo stop esterno a Torino contro la Juve(ma in una partita in cui la Fiorentina non aveva demeritato) e quindi il pareggio all'ultimo respiro contro l'Atalanta in casa. Sette punti in campionato e una posizione di metà classifica che potrebbe far storcere il naso se però non si pensa a tutte le difficoltà incontrate finora nel cammino.
Ma allora a che punto è la creatura di Pioli?
Il percorso di crescita è stato molto interessante: rispetto alla prima gara stagionale, il tecnico ha trovato un modulo preferito e anche i suoi titolari. In porta c'è Sportiello, estremo difensore con tanta voglia di riscattarsi(e lo ha dimostrato contro la sua ex Atalanta parando un rigore al Papu Gomez); la difesa a 4 è composta da capitan Astori e German Pezzella al centro, mentre sulle fasce, se la corsia di sinistra è stata assegnata a Biraghi, terzino in decisa crescita, in quella di destra c'è un costante ballottaggio Laurini-Gaspar: il primo, arrivato dall'Empoli è molto attento e abile in fase difensiva, il secondo, uno dei migliori esterni dello scorso campionato portoghese, è più portato per la fase offensiva(rendendosi protagonista di due assist). Probabile un loro avvicendamento a seconda della partita e dell'avversario da affrontare. A centrocampo la mediana è composta da Vertout e Badelj: un duo di qualità e sostanza a cui forse manca un po' di mobilità che potrebbe dare in alcune occasioni Sanchez. Ma il vero talento della squadra si trova più avanti, dalla trequarti in su. Qui Pioli ha voluto mettere al centro Thereau, vecchio lupo di mare, come chioccia per i suoi giovani trequartisti. Infatti è la gioventù a regnare nell'attacco gigliato: contro l'Atalanta erano in campo un classe '95, Simeone, un classe '96, Gil Dias e un classe '97 Federico Chiesa. In alternativa ci sono il classe '93 Babacar, il classe '92 Eysseric o il classe '91 Saponara.
Una volta disegnato l'undici è notevole osservare i progressi sempre rispetto alla prima sfida di San Siro: lì la Fiorentina sembrava un gruppo di giocatori che si erano appena incontrati, ora la squadra ha una sua unità e solidità. La gara di Torino ha mostrato una formazione compatta e molto ordinata in fase difensiva che sa sia pressare, sia aspettare nella propria trequarti. In fase di possesso palla, poi, non si rinuncia mai all'azione manovrata palla al piede, grazie ai due centrocampisti davanti alla difesa che non hanno paura a prendersi rischi(a volte eccessivi). E in avanti la fantasia degli esterni può fare la differenza

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La giovane età di molti giocatori è però croce e delizia per i toscani: alla prima difficoltà la squadra si abbassa eccessivamente. Contro l'Atalanta nel secondo tempo è successo questo con gli uomini di Gasperini che hanno approfittato di una Fiorentina impaurita dopo il rigore sbagliato e imprecisa nelle sue ripartenze(anche al netto degli errori arbitrali). Il duro lavoro e l'impegno di Pioli, però, finora vanno sottolineati: il contestato pari con i bergamaschi nel posticipo della sesta giornata ha per poco impedito di guadagnare ben 9 punti nelle ultime 4 partite. Nello stesso arco di tempo i gol segnati sono stati 8 e subiti solo 3. La Fiorentina è in crescita e, se crescerà anche la fiducia, potrebbe diventare la mina vagante del campionato.