Serie A, i migliori 5 attaccanti

Non c'è stata classifica più difficile di questa da stilare in questa stagione. Di attaccanti formidabili ce ne sono stati tanti e di tutti i tipi. Funamboli, cecchini implacabili, uomini squadra, o bomber risolutori. La classifica dei primi 5 è stata veramente ardua da fare. Per cui, in ordine sparso, è bene citarne anche alcuni altri che non sono rientrati nell'elenco ma meritano.

Partendo da Immobile che nella Lazio ha fatto reparto da solo(con l'aiuto, nella seconda parte di stagione, di un ottimo Keita); doveroso nominare anche Icardi che è comunque arrivato a 24 gol, anche se forse i tifosi gli rimproverano le assenze ingiustificate in partite decisive. Poi Falcinelli, uno dei simboli dell'impresa del Crotone, Petagna, attaccante a completa disposizione del collettivo, fino ad arrivare a un trio che farebbe le fortune di qualsiasi allenatore: Mandzukic, Dybala e Insigne. Un destro, un mancino e un centravanti, tutti e tre, per generosità, tecnica e fantasia superlativi; ma c'è chi ha fatto meglio di loro.

5) Gonzalo Higuain: acquisto più pagato della storia della Juve e il colpo da 90 dell'ultimo mercato, Higuain ci ha messo pochi minuti per far tacere chi pronosticava un suo flop in bianconero. Pronti via il primo squillo dopo un solo pallone toccato dal suo ingresso in Juventus-Fiorentina, alla prima giornata. Poi punito anche il Sassuolo alla terza giornata per due volte in meno di 20 minuti. Quando arriva qualche flebile critica, ecco che in autunno propizia la prima fuga juventina con il gol allo Stadium contro il Napoli(senza esultare) e Roma, oltre alla decisiva doppietta nel derby della Mole. Poi altre firme decisive nel girone di ritorno contro Chievo, Pescara e Cagliari(gare vinte con due doppiette), mentre lascia il segno anche nel derby di ritorno per il pareggio dei suoi a tempo praticamente scaduto. Ha segnato in tutti i modi, e soprattutto si è dimostrato implacabile in tutti i modi. Un killer spietato d'area di rigore a cui basta un pallone per sbloccare una partita e cambiare il corso di un campionato. Chiude con 24 gol che, sommati ai 36 della scorsa annata, fanno 60 in due stagioni. Niente male!

4) Andrea Belotti: dopo un girone di ritorno letteralmente devastante del gallo granata lo scorso anno, il centravanti, divenuto nel frattempo il titolare della nazionale, già dalle prime partite fa capire di voler essere assoluto protagonista. Forza fisica impressionante, non è bello da vedere, ma dà una stupenda impressione di possanza fisica.
Apre con 4 gol in due partite, e poi nel corso del torneo si mantiene piuttosto regolare. Riesce a compensare la mancanza di una tecnica non sopraffina con movenze e fame da bomber vero. Chiude con 26 reti, il suo miglior risultato di sempre, con due triplette e 3 doppiette. Il dato che impressiona è il numero di segnature di testa, ovvero 10: quasi la metà. A conferma di un vero centravanti vecchio stampo che si sfama con i numerosi cross dalle fasce(che quest'anno tra Ljajic, Zappacosta, Barreca e Iago Falque non sono mancati). E può ancora migliorare tanto.

3) Alejandro Gomez: ha vissuto semplicemente la stagione di grazia della sua carriera. Il vero trascinatore della Dea che è arrivata per la prima volta nella sua storia quarta in campionato, conquistando meritatamente l'accesso alla prossima Europa League. Ha giocato da fenomeno lungo tutto l'arco del campionato con prestazione maiuscole quasi sempre. Dei 62 gol complessivi dell'Atalanta in 26 c'è il suo zampino tra gol e assist. Il movimento solito lo si conosce, ma non si riesce a fermare: largo a sinistra converge sul destro accentrandosi e da qua partono le parabole vincenti o gli assist col contagiri. Il più grande beneficiario è stato Andrea Conti, ma anche i vari Freuler, Kessiè, Petagna e Kurtic hanno potuto giovarsi della sua incredibile annata. Sempre presente, a parte in una partita, spesso è stato decisivo, sbloccando o recuperando dei match ostici. In più è diventato una vera e propria star del web grazie alla sua simpatia, alla sua ironia e al suo feeling con Petagna, compagno d'attacco dentro al campo, e fuori.
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2) Edin Dzeko: per chi non lo conosceva, questo suo secondo anno alla Roma è stato certamente inaspettato. Ma chi ne aveva ammirato anche in quel di Manchester le sue doti da grande attaccante, non si è stupito. Al gigante bosniaco servivano meno pressioni, una maggiore conoscenza del campionato, e una squadra che lo mettesse a proprio agio. Condizioni che si sono verificate contemporaneamente. E infatti quest'anno per le difese non c'è stato scampo. Si è preso a suon di gol da centravanti puro la Roma e il suo pubblico.
Contestato ancora a inizio stagione, ha risposto, come i grandi fanno, nelle gare decisive con 3 gol tra la partita contro l'Inter e quella di Napoli dove ha affondato i partenopei con una splendida doppietta. Un vero e proprio killer visto che nei sedici metri ha segnato ben 27 di questi 29 gol complessivi. E a riprova del fatto che non sia legnoso, solo pochi di questi sono arrivati di testa. Quasi tutti gli altri con il suo destro potente e preciso, e spesso capace di conclusioni di pregevolissima fattura. E inoltre è stato fondamentale alla causa anche il suo lavoro per la squadra, fatto di tante sponde e ricami di grande qualità per uno della sua stazza. Tecnica e capacità sottoporta, la Roma ha finalmente trovato il Dzeko che le serviva.

1) Dries Mertens: a settembre in pochi avrebbero scommesso su una sua stagione a questi livelli. Invece il folletto belga ha capitalizzato al massimo le occasioni che gli si sono presentate davanti e ha spaccato il campionato. A inizio stagione partiva in costante ballottaggio con Lorenzo Insigne con cui si doveva contendere la fascia sinistra da dove far partire conclusioni a giro o cross per il nuovo corazziere, Arkadiusz Milik. Poi dopo la seconda sosta per le nazionali, ecco che il centravanti partenopeo si rompe il ginocchio e Sarri si scervella per trovare la soluzione più opportuna per sostituirlo. La logica vorrebbe Gabbiadini che, seppur con caratteristiche diverse, può fare la prima punta; le difficoltà del ragazzo, però, costringono l'allenatore azzurro ad abbandonare quest'ipotesi. E allora la fiducia in Mertens unita a un pizzico di follia fa immaginare a Sarri un impiego del belga come falso nove, al centro dell'attacco.
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E bastano poche prove perché tutti i pezzi vadano al loro posto e si incastrino alla perfezione. E a dicembre il suo talento esplode e il Napoli ricomincia a volare: in 3 partite contro Cagliari, Torino e Fiorentina fa 8 reti; nel 2017 si conferma implacabile sotto porta. Segnando a ripetizione in tutti i modi. Dribbling secco e destro a giro sul secondo palo, il suo modo preferito. Ma è anche un piacere vederlo scambiare nello stretto con i suoi compagni di squadra, in particolare con quell'Insigne con cui si intende alla perfezione. Superiore a tutti gli altri attaccanti quest'anno. Per distacco.