Atletico-Real: un'altra volta, due anni dopo

Milano, piacevole giornata di maggio, e aria che, come spesso(ma ahinoi sempre più raramente) capita, qui si elettrizza quando si sublima di storia. Zidane e Simeone la conoscono bene questa sensazione per averla vissuta da beniamini o avversari in passato. Ma ora sono qua a condurre le proprie squadre nell'olimpo del calcio insieme a loro. C'erano anche due anni fa, a Lisbona,
stesso match, stessa occasione, anche se il primo era in veste di dirigente. E questo è solo uno dei tanti cambiamenti avvenuti da allora. Dopo quella finale, infatti, il gap di esperienza internazionale e di qualità dei singoli che aveva il Real è stato eroso da un Atletico consapevole che per stare al banchetto dei grandi bisogna avere sempre fame e voglia di migliorarsi. I blancos, hanno toccato poco la squadra stellare. Gli unici acquisti importanti sono stati quelli di Kroos James Rodriguez e Danilo(anche se solo il primo è entrato in pianta stabile nella formazione titolare), mentre altri acquisti sono stati solo ritocchi. Anzi sono state fatte cessioni importanti come quelle di Di Maria e di Morata. In più ci sono stati diversi malumori e sconfitte pesanti(4-0 in campionato sia nel derby l'anno scorso sia in autunno in questa stagione contro il Barcellona). L'arrivo di Benitez dopo la cacciata di Ancelotti è stato funesto, e prima della fine dell'anno solare si è cercato di correre ai ripari promuovendo Zidane come tecnico della prima squadra. Grazie a degli accoppiamenti fortunati e alla crisi dei blaugrana il Real si è ritrovato in corsa per Liga e Champions, anche se ha continuato a palesare limiti nel gioco. L'Atletico, dal canto suo, ha avuto continuità di idee e rendimento. Promossi alcuni giovani dal grande carattere come Saul, Koke e Gimenez, le cessioni importanti sono state adeguatamente coperte con giocatori pienamente integrati nel progetto tattico di Simeone. Che non proporrà un gioco spettacolare, ma è incredibilmente coeso: la squadra segue in pieno le direttive del proprio comandante ed è difficilissimo trovare una falla in questa organizzazione. Inoltre, appena recuperata la palla, il contropiede viene orchestrato con velocità da un Griezmann stratosferico e un Fernando Torres ritrovato. Rispetto a due anni fa la squadra è più forte e più esperta, se nel 2014 l'Atletico era una bella favola arrivata in finale, ormai è una realtà di altissimo profilo nel panorama europeo. I rapporti di forza se non si sono ribaltati, quantomeno si sono equilibrati e l'esito finale è tutto tranne che scontato.


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